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2 marzo 2004

 

 

PalaRaschi gremito per il concerto del cantautore: un pubblico di tutte le età ha cantato con lui i suoi successi più famosi

IN SEIMILA PER BAGLIONI, L'ETERNO RAGAZZO

«Questa è la storia della nostra vita»: in tre ore di musica 37 anni di canzoni



di Fabrizio Marcheselli

Più di tre ore di concerto sono molte per chiunque e mettono a dura prova sia chi canta sia chi ascolta. Tutto sommato, questa dura prova è stata superata da Claudio Baglioni ieri sera in un PalaRaschi «esauritissimo» da 6 mila persone, assiepate tanto nelle tre gradinate quanto nei posti a sedere del parterre.

Il palco a 360 gradi (un lusso per il nostro palasport, che è a 180 gradi) ha permesso a tutti di vedere al meglio, mentre tre diverse scenografie si sono succedute nel corso della serata seguendo gli sviluppi narrativi di un palco simbolo della casa e quindi della storia di Baglioni... naturalmente in Crescendo (titolo del tour), dalle cantine alle terrazze, dalle stalle alle stelle.

Professionalmente impeccabile se si eccettua qualche imbarazzo vocale in un paio di brani dell'ultimo album «Sono io - l'uomo della storia accanto», il cantautore ha messo sul palco anche il cuore: un cuore del quale di tanto in tanto si dubita, perché, quando la forma tende alla perfezione, si teme sempre che la sostanza non sia all'altezza o passi in subordine. Baglioni ha pure sfatato il luogo comune secondo cui in genere i concerti iniziano in ritardo. Lui ha cominciato poco prima delle 21, dunque in anticipo, con una sorta di anteprima: una versione di «Yesterday» dei Beatles per voce e chitarra, che ha suscitato subito il tripudio del pubblico, malgrado qualche pecca interpretativa.

L'artista si è trovato più a suo agio con i suoi brani, in un'alternanza strategica fra più ritmati e più lenti. «Yesterday» è servito soprattutto come metafora degli inizi di carriera di Baglioni, «ieri» appunto, nelle cantine beat degli anni '60. Ecco spiegata la prima scenografia, con un palco molto scarno, dove dalla seconda canzone «Noi no sono arrivati i musicisti togliendo il lenzuolo (ma c'erano le lenzuola nelle cantine di 40 anni fa?) dai rispettivi strumenti: Paolo Gianolio, capogruppo, alle chitarre, Mario Guarini al basso e al contrabbasso, Stefano Melone alle tastiere, Adriano Molinari alla batteria e un quartetto d'archi per tre quarti al femminile.

«Dagli il via», «Quanto ti voglio», «Fotografie (quasi jazzata), «Ragazze dell'est», «Bolero» e il recentissimo lentone «Tienimi con te»: canzoni vecchie e nuove mescolate per non seguire un ordine cronologico troppo didascalico. Nessuna pausa, praticamente un lungo medley interrotto solo da alcuni brevi parlati (non certo improvvisati), funzionali al racconto del palco pensato come una casa.

Con «Di là dal ponte» ci si è spostati oltre la realtà, mentre si chiudeva il «baule dei nostri sogni» e si lasciava la cantina per entrare in soggiorno (puntualmente calato dall'alto). «E così cominciamo a costruire la nostra casa - ha detto Baglioni - la casa della musica e della vita. E cominciano le canzoni tristi, che parlano di solitudini», ovvero «Quante volte», «Serenata in sol» (comunque scherzosa con il trenino dei musicisti), «Mai più come te» (con Claudio seduto al tavolo insieme alle violiniste).

Poi la terza scenografia, una terrazza dalla quale il cantante ha idealmente spiccato il volo inanellando successi come «Avrai» per pianoforte e voce («Sarebbe sempre bello - ha precisato - poter 'avere', ma anche 'dare' a tutti quelli che vivono senza stupore e senza fantasia»), il nuovo «Tutto in un abbraccio» e il mitico «E tu», cantato da tutti.

Claudio è rimasto solo con la sua chitarra quasi per un interludio, dopodiché è iniziato (alle 23...) il concerto vero e proprio con «Strada facendo». E' stato lo stesso protagonista a dare il benvenuto al pubblico in questa nuova fase libera dalle scenografie casalinghe e più energica. «Questo piccolo grande amore», «Volo d'aliante», «Poster» in un medley e una pioggia di hit, «Mille giorni di te e di me», «Sono io», «Io sono qui», «La vita è adesso» e «Via»... per correre via verso un altro successo. Giovedì e venerdì Baglioni canterà al Filaforum di Assago di Milano

 

 

 

2 Marzo 2004

 

 

Seimila persone per il concerto parmigiano del cantautore

BAGLIONI RIEMPIE IL PALASPORT



PARMA - A Parma Claudio Baglioni è quasi di casa _ buona parte del lavoro di registrazione degli ultimi due dischi si è svolto in due piccoli studi tra Parma e Reggio _ e il pubblico di Parma gli ha tributato un caloroso successo.

C'erano più di seimila persone, infatti, ieri sera al Palasport ad ascoltare Baglioni e il suo gruppo suonare gli oltre 30 successi che _ in più di tre ore di musica _ hanno ricapitolato 37 anni di carriera. Con una scenografia che allude alle stanze di una casa il cantautore _ ma la definizione non è proprio di suo gradimento _ ha suonato insieme al suo gruppo con un ritmo frenetico: un lungo medley che è passato dal rock'n'roll dei primi anni alle canzoni più raffinate e ai momenti più meditativi.


 

 

29 Febbraio 2004

 

Baglioni in «Crescendo» Domani sera alle 21 il suo concerto al PalaRaschi 37 anni di musica in 3 ore e un quarto, con oltre 30 amatissimi successi interpretati insieme a 9 ottimi musicisti: sono questi i numeri essenziali di Claudio Baglioni e del suo concerto antologico Crescendo in scena domani alle 21 al PalaRaschi; biglietti ancora disponibili e informazioni allo 0521-706214. In una lunga intervista esclusiva per la Gazzetta, Baglioni ha raccontato cosa vedremo domani sera... e molto altro. 

 

Il titolo del tour «Crescendo» significa che in fondo lei non è ancora cresciuto? 

 

«Il crescendo è un termine tecnico che spiega la fase musicale in cui tutti gli strumenti devono cominciare a suonare sempre con maggiore intensità, fino ad arrivare al punto più alto. Effettivamente c'è anche il discorso del crescendo umanamente e fisicamente. Io non credo di essere definitivamente cresciuto, un po' perché nel mio mestiere si rimane per letteratura senza tempo e un po' perché si ha la speranza di essere in continuo cammino. E poi mi sono accorto che da 37 anni fa la musica e tutto il suo mondo sono la mia casa».

 

 E' per questo che la scenografia del suo concerto fa diventare il palco simbolo di una casa con varie stanze?

 

 «Sì. Ho pensato che quelli che gravitano intorno a un tour, passano molto più tempo negli spogliatoi di uno stadio o palasport o nei camerini di un teatro, che non nelle rispettive case. Quindi, sembrava quasi lecito costruire davanti agli occhi una casa. Però la casa è anche la metafora della crescita, della composizione. Si parte da una cantina simile a quella in cui cominciai io 37 anni fa con un gruppo beat, e si arriva a una sorta di terrazza e di tetto dal quale tentare di spiccare il volo verso il giorno del concerto».

 

 Quando ci si confronta con 37 anni di musica, come si fa a scegliere i brani per un concerto? 

 

«E' durissima... un po' come certi commissari tecnici quando devono scegliere la formazione. Il mio concerto dura tre ore e un quarto con un ritmo frenetico: sembra quasi un lungo medley, perché tra una canzone e l'altra c'è lo spazio di un secondo. Cerco di mettere un po' di tutto, seguendo le evoluzioni della casa sul palco: dal rock'n'roll dei primi anni alle canzoni più mature e a quelle più rarefatte, contemplative e sognanti». 

 

Procede dunque in ordine cronologico? 

 

«Qua e là sì, però non troppo ortodosso, perché altrimenti sarebbe scontato. Più che altro c'è una divisione per generi, per suggestioni». 

 

Lei, rispetto al suo pubblico, in cosa si sente simile e in cosa diverso? 

 

«Mi sento diverso per il ruolo che ho da portare sulle spalle, perché mi trovo a essere quello conosciuto rispetto a tante persone che non conosco. Per il resto non mi sento diverso in nulla: è stata anche la tematica del mio ultimo disco, dove ho detto Sono io l'uomo della storia accanto».

 

 Crede che sia calzante la definizione «cantautore»? 

 

«Non sono mai appartenuto a congreghe particolari, tant'è che anni fa alcuni intellettuali fecero un elenco di 'irregolari' dello sport, del giornalismo e dello spettacolo. E io ero uno di quelli, difficilmente catalogabile da una parte o dall'altra. 'Cantautore' mi sembrava una parola un po' cacofonica, però alla fine qualsiasi definizione va bene». 

 

Lei, che non si schiera, cosa pensa del mondo della musica diviso tra Festival di Sanremo e «controfestival» di Mantova? 

 

«Mi sembra uno spreco essere a favore o contro il Festival. Sanremo è una ricorrenza, è come Capodanno: certe volte lo si passa bene e certe altre lo si passa male. Quando c'è troppa voglia di divertirsi, poi non ci si diverte. L'anno scorso Sanremo ha rappresentato il 2% delle vendite discografiche: indubbiamente la musica potrebbe trovare una cornice migliore, ma in genere non la trova in televisione».

 

 Ci vorrebbero artisti come Baglioni per risollevare Sanremo?

 

 «Mah... io nel '66 partecipai al primo concorso di voci nuove nel mio quartiere, Centocelle di Roma: si chiamava Festival di voci nuove di San Felice da Cantalice e da allora io non posso tradire questo primo santo!». 

 

La televisione non la tenta più dopo il successo di «Anima mia» con Fazio? 

 

«Confesso che mi tenta, perché la televisione è il più grande teatro che possa esistere. Però la tv di oggi è eccessivamente competitiva a causa della ricerca dell'ascolto. E' un po' come l'industria discografica: in questi momenti di crisi di identità culturale e artistica, cerca degli stereotipi, dei format, guardando con sospetto qualsiasi forma di devianza e diversità».

 

 Da quale idea è partito per rinnovare il suo sito www.baglioni.it?

 

 «Ho visto che quasi tutti i siti tendono a diventare grandi archivi poco invitanti. E così ho pensato di mettere un po' di anima e di calore nel mio, cercando di edificare una città fantastica all'interno della quale trovare le informazioni, con una grafica ispirata ai disegni di Hugo Pratt e di tutta la Marvel». 

 

Che fine ha fatto il suo inno della Nazionale di calcio, «Da me a te», presentato da lei allo stadio di Parma nel 1998? 

 

«Avrebbe dovuto restare per sempre, ma è andato avanti 4 anni, credo a causa del cambio di alcuni settori della Federazione».

 

 A Parma lei ha sempre avuto successo. Conosce la città anche al di là del Palasport e del Teatro Regio? 

 

«Conosco benissimo l'aeroporto, che ha l'orologio più grande del mondo: durante l'inverno arrivo spessissimo a Parma perché molta parte del mio lavoro viene realizzata tra Parma e Reggio, in due piccoli studi residenziali (con il chitarrista e arrangiatore reggiano Paolo Gianolio, collaboratore storico di Baglioni, ndr). Questo tour e i miei ultimi due dischi sono nati lì». 

 

Fabrizio Marcheselli

 

 

 

 

18 Febbraio 2004

 

 

DAL VIVO

Il 1º marzo al Palasport la tappa parmigiana della sua tournée

BAGLIONI IN «CRESCENDO»

«Sul palco la storia di 35 anni vissuti insieme»

 

di Fabrizio Marcheselli

E' proprio il caso di dirlo: l'attesa per Claudio Baglioni sta "Crescendo". Lunedì 1 marzo alle ore 21 il cantautore romano si esibirà al Palasport «Bruno Raschi» in uno spettacolo che si intitola "Crescendo" e che ha fatto registrare 100mila presenze nella prima parte di tournée, con 20 «tutto esaurito» in altrettante date e una proiezione di 200 mila spettatori per le 26 date di febbraio e marzo.

Tra queste, dunque, anche lo show parmigiano, i cui biglietti sono disponibili negli abituali punti di prevendita; per informazioni rivolgersi ad Arci Parma, caoscarl@tin.it, tel. 0521-706214.

Baglioni è in tour dal 21 novembre con l'ambizione di offrire al pubblico qualcosa di più di un normale concerto. Un'ambizione coltivata da diverso tempo, basti pensare che il suo tour di 12 anni fa si intitolava "Oltre il concerto", tour tra l'altro approdato proprio al PalaRaschi con un doppio «sold out» il 3 e 4 maggio 1992. L'ultimo spettacolo parmigiano dell'artista risale invece al 26 ottobre 2001 al Teatro Regio, da solo in scena (con il suo pianoforte) per un "InCanto" tutto teatrale.

Il nuovo "Crescendo" va oltre la musica perché Baglioni vuole comunicare almeno una parte della propria vita, come se si trovasse in casa anziché al centro di un palasport. «Il senso di questo progetto - osserva il musicista romano - è racchiuso in un palco che è, allo stesso tempo, simbolo e teatro di questa storia: dall'energia disordinata e graffiante di una 'cantina', in cui rivive il sapore forte degli esordi, al 'soggiorno' della maturità, dove si sviluppa il lento lavoro di riflessione e costruzione delle atmosfere; dalla 'terrazza' da cui si va incontro al tempo che viene, tra la tensione e i brividi che accompagnano ogni vigilia, sino all'adrenalina pura dello show vero e proprio, che decolla nel momento in cui la casa di "Crescendo" si trasforma definitivamente in palco».

Insomma, «"Crescendo" - è pronto a giurare Baglioni - è la storia di 35 anni di musica, il luogo incantato nel quale abitano le note e le parole raccolte lungo la strada e cucite insieme, con l'ambizione di regalare un pensiero, un'emozione, un piccolo sogno. Non è solo la piccola storia della mia vicenda personale di uomo e musicista, ma la storia di una crescita comune, nel magico cortocircuito che si crea quando la musica che scende dal palco si fonde con quella che sale dal pubblico. Quando 'attori e spettatori' si danno appuntamento per unire la loro parte di sogno e cercare di dar vita a un sogno più grande».

Parole in bilico sul sottile filo che separa la poesia dalla retorica; parole comunque ammalianti, pronunciate da colui che nell'ultimo album si è definito «l'uomo della storia accanto». Per farle diventare realtà, Baglioni è solito non risparmiarsi nelle esibizioni: tre ore e mezza di musica dal vivo, più di 30 successi in scaletta, 9 musicisti (con una sezione d'archi femminile) guidati dall'inseparabile chitarrista e coarrangiatore reggiano Paolo Gianolio, 5 pedane mobili, 50 elementi scenografici realizzati, un sistema audio diffuso a 360 gradi e completamente sospeso, un sistema luci con 350 corpi illuminanti...

Numeri imponenti che - si spera - dovrebbero essere direttamente proporzionali all'intensità dello spettacolo, creando una non facile sintonia tra la complessità della struttura e la semplicità delle emozioni.

 

Baglioni a Parma

Mercoledì scorso abbiamo scritto dei principali musicisti stranieri in tour in Italia nei prossimi tre-quattro mesi. E oggi tocca alle anticipazioni dei concerti di alcuni big italiani, a cominciare da Claudio Baglioni che con il suo tour riparte giovedì 15 gennaio dal Bpa Palas di Pesaro per poi toccare una ventina di città tra cui Parma lunedì 1º marzo al PalaRaschi.

Fra le altre date di Baglioni, di cui è uscito il dvd live Tutto in un abbraccio, segnaliamo il 17 gennaio il PalaMalaguti di Casalecchio di Reno (Bologna), il 23 e 24 gennaio il Palafiera di Brescia e il 4 marzo il Filaforum di Assago di Milano; info 02-4805731.........

Fabrizio Marcheselli

 

 

18/11/2003 Prove aperte per gli Associati Con riferimento all'oggetto si comunica che per tutte le date del Tour "Crescendo" 2003/2004 di Claudio Baglioni, a tutti i soci in regola con l'iscrizione all'Associazione Culturale ClaB, è riservata l'entrata anticipata per assistere alle prove dei concerti. Pertanto l'ingresso è previsto alle ore 17:00 presso i cancelli contraddistinti dal cartello "Ingresso ClaB", dove sarà necessario esibire la tessera ClaB, un documento d'identità e il biglietto valido per il concerto in programma